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Trattamento Focale|Psicoterapia | Counseling AT|Mindfulness|Psicologia Medica

 

 

Depressione

Ansia e Panico Coppia Sessualità Psicosomatica  

PSI.MED Palermo

·Palermo - Via P. D' Asaro, 23   ·Palermo - Via Monti Iblei, 31  ·Palermo -  C.so F. Aprile, 203

Al momento della prenotazione telefonica dell'appuntamento, è possibile richiedere la sede preferita e lo specialista con il quale si vuole il primo colloquio. La richiesta sarà soddisfatta in base alla  disponibilità.

091.507 9744 (psicologia; trattamenti focali; psicoterapia; neuropsichiatria; medicina psicosomatica)

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Il "primo colloquio"

Tariffario e Parcelle

Dott. Sergio Angileri
  • Specializzato in Psicoterapia  Analitica Transazionale

  • Dottore in Psicologia Clinica Applicata

  • Counselor Analista Transazionale

  • Dott. Luigi Pastore
  • Medico Neurologo

  • Neurofisiopatologo

  • Elettromiografia

  • Terapia della cefalea

  • Specialistica ictus e Alzheimer

  • Neuropsicologia

  • D.ssa Maria Inguanta
  • Medico Specialista

  • Endocrinologa

  • Malattie metaboliche

  • Patologie alimentari

  • Dietologia

  • D.ssa Rossella D'Arrigo
  • Medico Specialista

  • Medicina dello Sport

  • Psicosomatica

  • Sessuologia


  • Il gruppo di specialisti PSI.MED è costituito da Psicologi, Counselor, Psicoterapeuti, Medici, Neurologo, Psichiatra. Forniamo trattamenti e terapie, sia per le sintomatologie e i disturbi "Disfunzionali" che non richiedono interventi clinici e sanitari e sia per le sintomatologie e i disturbi "Strutturali", quali tutte le psicopatologie e le malattie mentali, che richiedono interventi clinici e sanitari.


    STATI DISFUNZIONALI

    -sintomi reattivi, in assenza di psicopatologia-


    Gli interventi previsti, negli "stati disfunzionali", sono:

     

     STATI PSICOPATOLOGICI - MALATTIE MENTALI

    -sintomi strutturati, in presenza di psicopatologia-


    Gli interventi previsti in "psicopatologia" e nelle "malattie mentali", sono:

    Analisi Transazionale

    Mindfulness

    Psicoterapia

    Psicologia Medica Integrata

    Trattamenti di aiuto alla Persona

     

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    DISTURBI dell'UMORE e PATOLOGIE DEPRESSIVE

    STATI d'ANSIA, PATOLOGIE ANSIOSE e da PANICO

    trattamenti per la coppia

    TRATTAMENTI PER LA SESSUALITA'

    Medicina PsicosomaticA


     

    depressione E alterazioni umorali

    Difficoltà umorali e Depressioni patologiche

    La Mindfulness nella terapia medica, nei Trattamenti Focali e nella psicoterapia

     

    stati ansiosi e disturbi d'ansia

    Stati ansiosi e Ansia patologica

    Terapia e trattamenti Mindfulness negli stati ansiosi e nell'ansia patologica

     

    Medicina PsicosomaticA

    Società e Malattia

    Meccanismi psicosomatici

    Pensieri e sintomi

    Mediazione cognitiva e disturbi

    Stress e malattia

    Trattamenti Focali Brevi e Mindfulness nelle somatizzazioni

     

    Coppia

    Trattamenti Focali specializzati, nelle problematiche di Coppia

     

    SESSUALITA'

    Trattamenti Focali e Mindfulness nelle difficoltà sessuali disfunzionali.

     Psicoterapia sessuologica e terapia medica, nei disturbi sessuali da malattie e cause organiche


      

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    Il dott. Sergio Angileri - Laureato in Psicologia Clinica Applicata; Specializzato in Psicoterapia Analitica Transazionale; Qualificato in Psicoterapia applicata alla Medicina Psicosomatica; Qualificato in metodologia e tecnica AT e Mindfulness nel Counseling Professionale; in possesso di diversi titoli di perfezionamento in Psicologia Cognitiva, Ipnosi, Sessuologia - Possiede trenta anni di esperienza clinica nella diagnosi e nella cura in psicopatologia e nei diversi disturbi di Ansia, Depressione, Disturbi di Personalità, Disturbi Sessuali Psicogeni e disturbi nella Psicologia della Coppia. Nel 1993 iscritto all'Ordine degli Psicologi della Sicilia, Albo degli Psicoterapeuti, con il n. 480 - Iscritto nel Registro Nazionale dei Counselor Professionisti al n. 1546 - Nel 1990 fondatore dell'organizzazione PSI.MED Palermo e della correlata metodologia, che integra e bilancia Counseling, Psicologia e Medicina. Anzianità professionale dal 1985. In aprile 2015 modifica il proprio esercizio professionale, disciplinandosi ai sensi della Legge 4/2013, anzichè della Legge 56/89.

     - vedi qui informazioni su PSI.MED Palermo -

     

     

    I primi colloqui e i trattamenti successivi

    §

     


     

     

     

     

     

    Definizione di "psicoterapia"

    -che cosa è la psicoterapia e che cosa non è-

    La Psicoterapia, dai primi anni '90, è stata dichiarata "attività sanitaria" da applicare alla psicopatologia e alla malattia mentale. Essa può essere applicata esclusivamente da psicologi e medici specialisti in "Psicoterapia". (vedi qui informazioni sulla storia italiana di psicologia e psicoterapia)

    Fino ai primi anni '90 Psicologia, Psicoterapia e Psicoanalisi non erano attività sanitarie, ma erano professioni libere e considerate "relazioni professionali di aiuto".

    Oggi, a fianco della Psicologia e della Psicoterapia, continuano comunque ad esistere "attività professionali di aiuto", senza essere considerate attività sanitarie. Esse si applicano ad una grande quantità di condizioni sintomatiche di sofferenza, non considerata psicopatologia o malattia mentale.

     

    La Psicoterapia, quindi, oggi si distingue rispetto ad altri "Trattamenti di Aiuto alla Persona" (Trattamenti Focali, Counseling Analitici, Mindfulness, sono alcuni esempi di efficaci trattamenti non sanitari, ma risolutivi ), che possono essere applicati, oltre che dagli Psicologi e dagli Psicoterapeuti, anche da Counselors professionisti propriamente qualificati o specializzati (Psicologi; Psicoterapeuti; Counselors). - Questi trattamenti non sono attività sanitarie e si applicano nella maggioranza dei casi dove le persone presentano sintomi di disturbi|disagi|sofferenze, che non nascono da psicopatologia o da malattia mentale.

    Psicoterapia, in quanto "terapia", si riferisce ad un procedimento sanitario, che in quanto tale è destinato a curare e guarire malattie mentali e psicopatologie.

    Psicoterapia è un termine generico che si riferisce ad un processo relazionale, all'interno di un rapporto professionale con uno specialista psicoterapeuta, durante il quale si applicano alcune teorie, metodi e tecniche di indagine, diagnosi e cura sanitaria, finalizzate alla terapia dei disturbi psicopatologici e delle malattie mentali.

    La Psicoterapia si differenzia da altri interventi professionali contigui finalizzati all'aiuto alla persona (ad esempio il Counseling Analitico Transazionale, o Mindfulness Based e il Trattamento Focale), i quali sono interventi specialistici professionali, nei quali si applicano alcune teorie, metodi e tecniche di analisi delle situazioni di vita nelle quali la persona sperimenta il proprio disagio, disturbo o sofferenza e che sono finalizzati alla risoluzione di tali condizioni.

    A differenza della Psicoterapia, le "Applicazioni Professionali di Aiuto alla Persona" (Trattamenti Focali; Counseling; ecc) non si applicano alle malattie mentali e alle psicopatologie, ma a tutte quelle diffuse condizioni umane dove sintomi emotivi, umorali, cognitivi, comportamentali e somatici, insieme ai disturbi, disagi e sofferenze che li sostengono, non sono espressione di malattie mentali o di psicopatologie. - Di questi stati mentali e condizioni disagevoli umane, se ne occupano sia gli specialisti delle Professioni di aiuto alla Persona (i counselors) e sia i laureati in psicologia. Ovviamente i counselors che siano anche psicologi, o addirittura psicoterapeuti, posseggono una qualificazione di altissimo livello. Ma occorre precisare che si è ormai largamente constatato che in Italia e nel mondo, numerosissimi Counselors sono altamente qualificati ed efficaci, anche quando non posseggono laurea e specializzazione in psicologia, psicoterapia o medicina.

    Questi trattamenti si riferiscono a processi relazionali, all'interno di un rapporto professionale con un professionista qualificato e attestato (psicologo e/o counselor), durante il quale si applicano alcune teorie, metodi e tecniche di indagine, valutazione situazionale e personale, diagnosi e aiuto, finalizzate allo sblocco e alla promozione delle qualità, caratteristiche e potenziali della Persona (cliente) e alla risoluzione dei disagi/disturbi/sofferenze che la persona sente in determinate situazioni della propria vita. In questo ambito gli scopi e gli obiettivi non sono di terapia e le applicazioni non avvengono nei casi di psicopatologia. Alcuni psicoterapeuti sono anche qualificati e attestati per le applicazioni professionali di aiuto alla persona, quali ad esempio il Counseling, mentre altri non lo sono. Alcuni Counselors (se laureati in Psicologia o Medicina) sono anche specializzati in Psicoterapia, mentre altri non lo sono.

    E' bene precisare che nel corso della psicoterapia, non sono le teorie, i metodi e le tecniche ad avere efficacia. L'efficacia è determinata principalmente dalla specifica dinamica relazionale che si costituisce fra due persone che si relazionano nel rapporto professionale: lo psicoterapeuta e il cliente (paziente). Ciò significa che identiche applicazioni teoriche, di metodo e tecniche, applicate da psicoterapeuti diversi e in un contesto diverso, possono essere più o meno efficaci o del tutto inefficaci. Ciò contribuisce a dimostrare come ciò che chiamiamo "psicoterapia" è evanescente in se stessa e assume sostanza più nella persona che esercita la psicoterapia (lo psicoterapeuta), piuttosto che nei metodi e nelle tecniche. Dunque è la "persona" ad essere terapeutica, più che la psicoterapia. E spesso una persona può risultare molto terapeutica, anche se non possiede titoli da psicologo o psicoterapeuta e non esercita quella professione.

    Per quanto riguarda le tecniche, alcune di esse possono essere applicate anche in contesti diversi dalla psicoterapia, ma quando non sono applicate all'interno di un processo e rapporto psicoterapeutico, assumono valenza completamente differente. Le tecniche in se stesse, infatti, non sono psicoterapia e non sono psicoterapeutiche, anche se possono apportare vantaggi e risoluzioni circoscritte, quando applicate in un contesto diverso dalla psicoterapia. Queste tecniche vengono chiamate "psicoterapeutiche" quando vengono applicate all'interno di un percorso e processo relazionale chiamato "psicoterapia". Ma possono essere applicate anche al di fuori del processo e del percorso psicoterapeutico e da operatori che non sono psicoterapeuti, con scopi diversi dagli scopi della psicoterapia.

    Alcuni esempi sono:

    • tecniche ipnotiche applicate al di fuori del contesto psicoterapeutico (relazioni professionali di aiuto non finalizzate alla terapia), comunque rigorosamente applicate da professionisti qualificati e formati, anche se non psicoterapeuti, producono diversi benefici, per esempio nei percorsi finalizzati alla cessazione di comportamenti indesiderati (per esempio il training di disassuefazione dal fumo non è un intervento psicologico o psicoterapeutico e un operatore che sia esperto in ipnosi e abbia una qualificazione come il counselor, può applicare quelle tecniche; oppure nei training di preparazione a competizioni sportive o altre competizioni; ecc). E così pure nella conquista di sblocco di inibizioni di vario genere, nel recupero di elementi mentali in amnesia e altro ancora.

    • tecniche di rilassamento di vario genere applicate al di fuori del contesto psicoterapeutico (relazioni di aiuto non finalizzate alla terapia), sempre rigorosamente applicate da professionisti qualificati e formati anche se non psicoterapeuti, producono diversi benefici nelle situazioni di stress, tensione, ansia anticipatoria situazionale, non patologica, ad esempio in vista di un impegno, esami, competizioni e prove, tests, stress,  necessità di conquista della capacità di controllo e molto altro. Queste tecniche, con questi scopi, nulla hanno a che vedere con la psicologia o la psicoterapia e possono essere applicate da counselors formati esperti e qualificati.

    • tecniche mindfulness e meditative applicate al di fuori del contesto psicoterapeutico (relazioni professionali di aiuto non finalizzate alla terapia), comunque rigorosamente applicate da professionisti qualificati e formati anche se non psicoterapeuti, producono diversi benefici in diverse situazioni dove, come per le tecniche di rilassamento, la persona necessita di acquisire calma mentale, rilassamento muscolare, maggiore capacità di consapevolezza e concentrazione, sblocco delle tensioni e dello stress e molto altro. I protocolli Mindfulness sono un esempio formidabile di trattamenti di aiuto non psicologici e tanto meno psicoterapeutici e possono essere applicati da operatori counselors, formati e qualificati.

    • tecniche EMDR applicate al di fuori del contesto psicoterapeutico (relazioni professionali di aiuto non finalizzate alla terapia), comunque rigorosamente applicate da professionisti qualificati e formati, producono diversi benefici simili a quelli che si ottengono con le tecniche ipnotiche. Le tecniche EMDR in particolare trovano applicazioni cliniche specifiche nei disturbi postumi da traumi, stress e shock, ma dato che implicano il recupero di ricordi e memoria, possono essere impiegate in situazioni non cliniche diverse dalla terapia, laddove la persona può giovarsi appunto del recupero di ricordi e per aumentare i livelli di consapevolezza, con lo scopo di ottenere maggiore performance decisionale nelle varie situazioni di vita.

    • tecniche bioenergetiche, psicodrammatiche ed espressive corporee, tecniche specifiche delle costellazioni familiari, sono altri esempi, fra altri ancora, di tecniche che possono essere usate in psicoterapia, ma anche in contesti non clinici e diversi dalla psicoterapia.

    •  tecniche PNL (Programmazione Neurolinguistica) non sono esclusiva della psicologia o psicoterapia e apportano un grande aiuto ai disagi generati da pensieri disfunzionali.

    Quelli di cui sopra, sono soltanto alcuni esempi di tecniche. Ma si potrebbe continuare, per comprendere come il fulcro dell'aiuto da parte di un professionista qualificato ad una persona che ne abbia bisogno, a condizione che non sia un malato mentale, coincida con il professionista, con la sua formazione e con la sua esperienza e molto poco coincida con il fatto che si chiami "psicologo" o "psicoterapeuta". Solo quando la persona è malata mentalmente e afflitta da vera psicopatologia, allora il professionista deve solo essere psicologo-psicoterapeuta-psichiatra. Ma tutta l'altra enorme quantità di disagio, sintomatologia e sofferenza umana, può efficacemente essere trattata da qualificati altri operatori diversi dagli psicologi e dagli psicoterapeuti. Per quanto riguarda il dott. Sergio Angileri, questa consapevolezza deriva anche dalla sua grande esperienza dopo avere esercitato da psicologo psicoterapeuta per trenta anni, con grande successo e dopo avere avuto in terapia migliaia di pazienti.

    Quello che è importante capire, dunque, è che la psicoterapia non è determinata dalle tecniche applicate, perchè esse possono essere applicate sia in psicoterapia che in contesti di relazione di aiuto diversi dalla psicoterapia, da psicoterapeuti e da professionisti non psicoterapeuti, ma a condizione che il professionista che le applica sia indubbiamente in possesso di titoli e diplomi di specializzazione e qualificazione in esse, a prescindere dal fatto che sia o non sia uno specialista psicoterapeuta.

    La psicoterapia, allora, a differenza delle altre relazioni di aiuto alla persona, è determinata non dalle tecniche che si applicano, ma:

    • dalle dinamiche del processo relazionale, spontanee ma anche gestite dallo psicoterapeuta (transfert; controtransfert; proiezioni; ecc)

    • dalla struttura (setting) dello specifico rapporto professionale con uno specialista psicoterapeuta

    • dalle motivazioni e richieste della persona (cliente; paziente)

    • dal contratto inequivocabile stabilito fra persona e psicoterapeuta

    • dagli scopi, obiettivi e mète pattuite e da conseguire

    • dalle teorie, metodi e metodologie di riferimento, che caratterizzano il rapporto di psicoterapia

    Nelle relazioni di aiuto non cliniche e diverse dalla psicoterapia, praticate dai professionisti qualificati non psicoterapeuti, infatti si possono applicare molte delle tecniche presenti anche in psicoterapia, però con riferimento a teorie, metodi e metodologie diverse. Per cui a parità di tecniche applicate, si avrà una diversità di contratto fra il professionista e la persona e una diversità di obiettivi da conseguire. Le motivazioni e richieste della persona, in quei casi, saranno certamente di ottenere aiuto e risoluzione di disturbi, disagi e sofferenze, ma non saranno di terapia e ristrutturazione psicologica. L'intervento sulla struttura della mente, è di esclusiva pertinenza della psicoterapia e l'unico professionista specializzato in questo, è lo psicoterapeuta.

    Dott. Sergio Angileri

    La psicoterapia ha due aspetti:

    1. CLINICO-SANITARIO - FUNZIONE "TRASFORMATIVA" DELLA PSICOTERAPIA

    2. FORMATIVO, EVOLUTIVO, DI AUTOCONOSCENZA PROFONDA - FUNZIONE "FORMATIVA" DELLA PSICOTERAPIA

     

    • La psicoterapia, nella sua applicazione clinica, e' una cura specialistica per i disturbi psichici e le malattie mentali, spesso somministrata in combinazione con psicofarmaci adeguati: IN QUESTI CASI LA PSICOTERAPIA E' EFFETTIVAMENTE UN INTERVENTO TRASFORMATIVO, CLINICO E SANITARIO. La "trasformazione" definisce il cambiamento che deve avvenire di quei processi mentali strutturati e responsabili dei sintomi e del disturbo psicologico. (vedi approfondimento sulle teorie, metodi e tecniche della psicoterapia)

     

    • La psicoterapia, inoltre, nella forma di applicazione analitica e/o quando non è necessario curare disturbi o malattie psicologiche, è anche o a volte soltanto, un percorso di autoconoscenza e perfezionamento di crescita esistenziale, individuale e relazionale, per potere conseguire maggiore efficacia ed armonia con se stessi e con gli altri.  IN QUESTI CASI LA PSICOTERAPIA E' UN INTERVENTO FORMATIVO, EVOLUTIVO E DI AUTOCONOSCENZA PROFONDA e in questi casi LA PSICOTERAPIA NON E' PIU' PSICOTERAPIA -cioè non è più un trattamento sanitario - MA DIVIENE UN VERO E PROPRIO TRATTAMENTO DI AIUTO ALLA PERSONA - così come sono i Trattamenti Focali e i Counseling Analitici.  La "formazione" definisce l'acquisizione di una forma più evoluta e adattiva dei processi mentali della persona, senza perseguire alcuna trasformazione o cambiamento. (vedi approfondimento sulle teorie, metodi e tecniche della psicoterapia) - Questo aspetto "formativo", "evolutivo" e di "autoconoscenza" dell'applicazione della psicoterapia è contiguo o sovrapponibile ad altre applicazioni di aiuto alla persona, anche quando non sono prettamente psicoterapia: ad esempio il Counseling.

    • Il confine distintivo fra Psicoterapia e Relazione di Aiuto Professionale, dunque è sottile e indefinibile. Gli elementi che consentono una certa distinzione sono la presenza della psicopatologia nel cliente/paziente, l'obiettivo sanitario (guarigione dalla malattia), il setting, il tipo di contratto fra il professionista e la persona, cosa e come "si fa" durante le sedute. Ma il "cosa e come si fa" sia nelle sedute di psicoterapia che negli incontri di relazione di aiuto, è indistinguibile, se non per gli elementi cui sopra: psicopatologia+obiettivo sanitario di guarigione+il setting+il contratto. Questo delicato argomento viene comunque sviluppato anche in altre pagine in questo sito.


     

    Una parte degli utenti che accedono ai professionisti dell'aiuto alla persona, (psicologo, counselor, psicoterapeuta, analista) sono persone che soffrono di disagio psichico a volte sintomatico e altre volte asintomatico.

    Altra parte di utenti soffrono di vere e proprie malattie mentali, primarie e a volte anche secondarie a vere malattie neurologiche. 

    Altri utenti, invece, non soffrono di veri disturbi psichici, o malattie mentali, ma vogliono accedere ad un mezzo di ulteriore crescita personale.

    Generalmente le persone accedono per mezzo di segnalazioni o indicazioni ricevute da altri utenti trattati nello stesso studio, o per mezzo di indicazioni e avviamenti attuati da altri specialisti che hanno in cura la stessa persona, o per mezzo di conoscenze sugli specialisti dello studio ottenute tramite pubblicazioni degli articoli scritti, o anche per mezzo di vie casuali come la lettura di spazi informativi sugli elenchi telefonici, riviste specializzate, internet, ecc.

    Questi ultimi mezzi casuali, e da alcuni anni specialmente Internet, sono usati abbastanza frequentemente, anche perchè spesso le persone sentono la necessità, all'inizio, di accedere al professionista di aiuto alla persona in modo molto riservato e anonimo. Per cui, spesso, preferiscono non parlarne con nessuno e lo scelgono casualmente, affidandosi ad una scelta individuale fondata sul proprio intuito. Questo avviene anche per enormi pregiudizi e vergogne che continuano a sussistere in molte persone, circa il disagio psichico e circa la cura e l'aiuto.

    Una volta deciso, infine, la persona di solito telefona per chiedere un primo appuntamento, che otterrà al più presto concordandolo con la segreteria dello studio.

     - vedi informazioni sulla psicoterapia

    - vedi informazioni sul "trattamento breve", le consulenze e il counseling

    - vedi informazioni sulle applicazioni di Mindfulness

     

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    Descrizione generale

    - consulenze e psicoterapia -

     

    La maggior parte delle persone che accedono allo Psicologo, presentano le seguenti quattro caratteristiche.

     

     §.-1 "sintomatologia acuta o cronica " -

    - persone che richiedono l'intervento con motivazioni medico/sanitarie (ansia, panico, depressione, fobie, disturbi ossessivi, psicosessuali, ecc.) -

    • In questi casi la persona che richiede il primo appuntamento, soffre prevalentemente di sintomi improvvisi o recenti, oppure sintomi da lungo tempo, cronicizzati -

    La persona, in questi casi, spesso consulta lo psicologo con "aspettative mediche", esclusivamente a causa dei sintomi che la affliggono.

    Sono, spesso, persone convinte che la psicologia e la psicoterapia servano solo in casi estremi, per "guarire dai sintomi" che soffrono, secondo una logica medico/sanitaria. Alcune persone sono convinte, erroneamente, che la psicoterapia sia una "alternativa agli psicofarmaci", che non vogliono assumere.

    E' vero ed è necessario intervenire con la "Metodologia Clinica" (Psicoterapia e Psicologia Medica), quando alla persona viene diagnosticato, dopo gli accertamenti adeguati, di essere portatrice di un disturbo psicopatologico strutturato, .

    Ma è altrettanto vero che moltissimi casi di disagi/disturbi con alterazioni umorali o emozionali, che possono sembrare disturbi psicopatologici (per es. ansia, panico, depressione) non corrispondono a strutture psicopatologiche e quindi per la loro risoluzione non necessitano di interventi clinici, come la psicoterapia e le modalità della psicologia medica (vedi qui i dettagli).

    Gli specialisti qualificati ( i laureati in psicologia o medicina e specializzati in psicologia clinica, psicoterapia, psichiatria o neurologia  ), sono competenti e abilitati ad accertarsi della condizione psicopatologica strutturata (in questi casi il trattamento deve essere clinico, psicoterapeutico e/o medico) oppure possono escluderla accertando che si tratta di una condizione disfunzionale (in questi casi non è necessario il trattamento clinico, ma è sufficiente un trattamento breve consultivo).

     

     §.-2 "disagio psicologico - situazionale" -

    - casi nei quali lo psicologo è cercato per un disagio psicologico attribuito ad altri o a qualche situazione esterna -

    • La persona, in questi casi, è consapevole di un indefinito disagio, ma lo attribuisce a qualche situazione esterna a sè, oppure fornisce proprie interpretazioni e spiegazioni, o altre volte dichiara di sentirsi incerto e confuso su come spiegarsi un indefinibile disagio psicologico, incertezza nelle decisioni o nella vita di relazione o anche con se stesso. La persona, in questi casi, non sempre accusa necessariamente sintomi acuti. A volte sente un disagio senza sintomi, oppure sente sintomi lievi o non stabilizzati e non strutturati, quali stati di ansietà, tristezza, paura indefinita, abbattimento dell'umore, calo del desiderio sessuale e altro ancora.

    La persona, in questi casi, consulta lo psicologo, ma con "aspettative incerte", non sapendo esattamente cosa chiedere o aspettarsi. E' spesso convinta che la responsabilità del proprio disagio sia di altre persone, oppure sia dovuto ad eventi che sono accaduti o stanno accadendo.

    In questi casi vorrebbe che lo psicologo, magari in un singolo incontro, gli fornisca consigli, rimedi e soluzioni da praticare all'istante. Queste persone di solito considerano la psicologia come un sistema di supporto o consiglio. Altre persone credono che comunque possa servire loro fare psicoterapia o "entrare in analisi".

    In questi casi la maggior parte delle volte l'accertamento diagnostico da parte dello psicologo non soddisfa la conferma che la persona sia affetta da un disturbo psicopatologico strutturato. In questi casi spesso non è necessaria la psicoterapia o la psicologia medica. E' utile ed efficace intervenire con il "Trattamento Breve".

     

     §.-3 "necessita' di consigli, pareri e indicazioni" -

    - casi in cui lo psicologo è cercato per ottenere pareri e consigli -

    • La persona viene non dichiarando nessuno specifico disagio, sintomo o disturbo. In questi casi la richiesta di aiuto, spesso in buona fede, è presentata esclusivamente sotto forma di "consiglio" .

    • In alcuni casi, se effettivamente non disturbata, necessita oggettivamente di semplice "consulenza".

    • Altre volte dichiara apertamente di avere richiesto quel primo colloquio per una forma di curiosità di incontro con uno psicologo.

    La persona, in questi casi, viene a chiedere apertamente consigli, pareri, indicazioni e tende a intrattenere il colloquio parlando della situazioni della sua vita quotidiana, sfuggendo qualsiasi riferimento al proprio sistema psicologico.

    Queste persone, di solito, esordiscono nel primo colloquio con un certo  imbarazzo già solo per il semplice fatto di essere andate in un colloquio con lo psicologo.

    Molte volte tale situazione esita in un breve intervento di "Counseling".

     

     §.-1 "persone gia' informate, edotte o avendo gia' fatto precedentemente psicoterapia/analisi" -

    - casi in cui lo psicologo/psicoterapeuta/analista è cercato chiaramente per effettuare una psicoterapia analitica, spesso del profondo - a prescindere dalla presenza o meno di un disturbo -

    • La persona viene chiaramente a chiedere di entrare in un rapporto di analisi, già sapendo molto su questo, a volte perchè la persona è già molto informata e colta sui significati e sulle utilità della psicoterapia analitica o dell'analisi psicologica, a prescindere dalla necessità terapeutica. Altre volte perchè ha già alle spalle una precedente psicoterapia non analitica fatta altrove e adesso vuole procedere e approfondire in un percorso analitico/psicoanalitico.

    La persona in questi casi mostra subito di sapere cosa vuole. A volte sta anche soffrendo di alcuni sintomi, ma non sempre è in uno stato di disturbo strutturato o sofferenza palese. Questo tipo di persone non richiede la psicoterapia e/o l'analisi con un atteggiamento di richiesta di "intervento medico-sanitario".

    Molte volte si trova in un periodo di crisi di vita, a vari livelli, o crisi esistenziale.

    Altre volte, invece, vuole percorrere con un analista, un approfondimento introspettivo/analitico, con obiettivi non sempre del tutto definibili in partenza.

    Queste, per lo più, sono persone istruite, non suggestionate dai luoghi comuni e dai pregiudizi sulla psicoterapia e in genere sono di elevato livello intellettuale, molto complesse e profonde.

    In questi casi si avvia un vero e proprio rapporto di "Psicoterapia Analitica".

     

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    Il primo appuntamento

     

    Il primo colloquio è sempre un incontro consultivo di Counseling, motivato dalle necessità della persona che lo ha richiesto e orientato all'acquisizione di informazioni e dati che possano consentire al professionista di valutare e indicare alla persona se è richiesto un trattamento e quale tipo di trattamento viene consigliato. I trattamenti possibili sono tre: uno è un trattamento di tipo clinico (la Psicoterapia); gli altri due sono trattamenti non clinici e sono il Counseling e il Trattamento Breve. A tutti e tre i trattamenti viene abbinata la terapia medica, tutte le volte che risulta essere necessaria.

     

    Il primo appuntamento ovviamente ha lo scopo di dare all'utente la possibilità di conoscere personalmente lo specialista e di esporgli le proprie

    • motivazioni

    • disturbi

    • aspettative

    Lo specialista a sua volta, nel primo colloquio, potrà ascoltare e osservare, in modo da poter iniziare a farsi una prima idea diagnostica e potrà esporre all'utente le informazioni e chiarificazioni preliminari circa la cura. Ci sono delle volte in cui l'utente telefona per chiedere intenzionalmente il primo appuntamento con un altro degli specialisti dello studio, come ad esempio il neurologo, o altri.

    La maggior parte delle volte però accade, che il primo appuntamento si richiede e si ottiene con lo psicologo/counselor.

    Il primo appuntamento con lo specialista consiste in un vero e proprio colloquio, che si svolge nella studio, seduti talvolta ai lati opposti di una scrivania, o più frequentemente l'uno di fronte all'altro sui divani o poltrone, spesso in modo del tutto informale e paritetico.

    Normalmente si tratta di un colloquio calmo e rassicurante, oltre che chiarificatore. Spesso l'utente, già oberato dal suo disagio, prova anche una certa ansia per il fatto che è ignaro di "come si svolge il colloquio e poi l'aiuto o la psicoterapia".

    Spesso è fuorviato o confuso da precedenti errate informazioni e pregiudizi sui ruoli e le modalità di aiuto, così come spesso la persona arriva al primo colloquio con una gran confusione circa le figure professionali che lo possono aiutare ( psicologo? counselor? psichiatra? neurologo? altro medico? sacerdote? mago? ). Spesso è anche confuso circa i metodi della cura ( psicoterapia o psicofarmaci? cure private, presso una ASL o ricovero ospedaliero? counseling o altre forme di aiuto?). Altre volte pensa di poter risolvere tutto con un viaggio, una vacanza, un incontro amoroso, una vincita di denaro, se non addirittura la droga, la baldoria, la vita notturna, in un agitato e confuso tentativo di farcela da solo, senza bisogno di cure: eppure, nel frattempo è venuto a chiedere la prima visita. (vedi spiegazioni e specificazioni differenziali fra psicologo, psicoterapeuta, counselor, psichiatra, neurologo)

    Molte volte questa diffusa confusione nelle persone, riguarda in generale la psicologia, il counseling e la psicoterapia, ma più in generale la psicologia, confuse con psichiatria e neurologia. La confusione è causata anche dall' inflazione aumentata in questi ultimi anni, di pubblicazioni e documentari di ogni sorta, sul cervello e la psiche e dalla diffusione di ogni sorta di pubblicazione informativa in Internet. 

    Di solito, in generale, i primi minuti del colloquio servono a far ambientare l'utente, consentendogli di realizzare che si sta trovando in una situazione di  "normale consultazione professionale ".

    L'utente esporrà ciò che vuole liberamente e lo specialista farà delle domande discrete, ma tecnicamente specifiche, cioè finalizzate ad aiutare la persona ad organizzare e completare ciò che vuole dire. Se l'utente vuole che lo specialista si faccia anche un'idea della sua storia clinica pregressa, di solito ha già portato con sè anche gli esiti di analisi cliniche e tests fatti precedentemente.

     

    Le cause dei disturbi

     

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    Conclusione del primo colloquio

     

    Alla conclusione di questo primo colloquio preliminare, di solito l'utente "sente" già se vuole continuare con quello specialista e iniziare così il suo trattamento, che a volte sarà clinico (psicoterapia e psicologia medica) e altre volte non-clinico (trattamento breve e/o counseling).

    A sua volta lo specialista può essere in grado di avere una valida ipotesi diagnostica di quella persona, già durante quel primo colloquio e può fornire le prime indicazioni sul trattamento proposto. A volte egli può anche convincersi che non è indicato, per quella persona e in quel caso, un trattamento psicoterapeutico e, in questo caso, lo comunicherà all'utente, consigliandogli vie alternative.

    Nei casi in cui la persona era già venuta intenzionalmente a chiedere soltanto un incontro di consulenza, ovviamente non si concluderà il colloquio con un'ipotesi di progetto terapeutico e non vi sarà un seguito, se non per pochi altri colloqui di consulenza. Tuttavia, a volte, la persona viene al colloquio convinta di necessitare esclusivamente di consigli, ma in realtà scopre e capisce che vi è necessità di cura. In questi casi è compito dello specialista esprimere e spiegare il proprio parere.

    Nei casi in cui sia l'utente che lo specialista concordano per l'inizio del trattamento, l'utente, al termine del primo colloquio, potrà andare in segreteria a concordare e fissare i prossimi appuntamenti. 

    L'utente viene informato che normalmente i prossimi tre appuntamenti saranno destinati all'indagine più approfondita di tutto ciò che lo riguarda e che durante il tempo dei prossimi tre appuntamenti probabilmente gli verranno proposti uno o più tests psicologici da fare con lo psicologo, così come a volte può essere necessario un controllo medico e, a secondo i casi, delle analisi cliniche. In pratica, il tempo seguente il primo colloquio e in media corrispondente a tre sedute, è destinato all'indagine approfondita, agli accertamenti clinici e dunque al perfezionamento della diagnosi.

    Alla conclusione del primo colloquio, secondo il Sistema Tariffario del Dott. Sergio Angileri, è la persona stessa, in autonomia, a stabilire quale parcella può sostenere per continuare, sulla base del proprio budget e condizione personale.

    Di sol

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    Organizzazione del trattamento, dopo il primo colloquio

     

     

    Le sedute, nella maggior parte dei casi,  hanno la cadenza di una volta alla settimana.

    Le sedute del trattamento (sia clinico psicoterapeutico, che non clinico e di counseling) si programmano in anticipo e si pianificano esattamente nei giorni e negli orari, depositando anticipatamente la parcella relativa alla/alle sedute che si pianificano. La parcella depositata al momento della pianificazione, appartiene all'utente fino a quando non saranno svolte le relative sedute e viene integralmente restituita, se l'utente dovesse decidere di annullare ciò che ha pianificato, avvisando anticipatamente della sua intenzione.

    Nella maggior parte dei casi, una volta pianificate le sedute, non sarà poi facile cambiare e modificare giorni e orari delle sedute prefissate, a causa del fatto che, data l'elevata richiesta di trattamenti, è difficile che nella settimana vi siano spazi liberi. Di conseguenza la puntualità sugli appuntamenti stabiliti, da parte dello specialista e da parte dell'utente, contribuisce a stabilizzare il "rapporto formale" fra l'utente e lo specialista.

    La stabilità del rapporto formale, che avviene anche con la pianificazione anticipata delle sedute e con la puntualità, fornisce un contenitore rassicurante e protettivo all'utente ed è anche molto utile per l'organizzazione dello specialista, a tutto vantaggio di tutti gli utenti in trattamento con lo stesso specialista.

    Lo specialista, ovviamente, dedica un numero di ore settimanale definito all'attività di ricevimento degli utenti in trattamento presso lo studio privato e facilmente può accadere che a volte richieste urgenti non trovino spazi per un consulto immediato. In questi casi le persone che richiedono appuntamento per il primo colloquio, vengono inserite in una "lista di attesa" che in genere si soddisfa entro una settimana. Le persone che hanno richiesto il primo appuntamento e poi, per qualsiasi ragione, non volessero più venire, sono sempre richieste di responsabilizzarsi a telefonare di nuovo in tempo per annullare e liberare lo spazio a favore di altre persone che attendono, a volte in situazioni di urgenza.

    Al termine delle prime tre sedute diagnostiche che seguono il primo colloquio, sia l'utente che lo specialista sapranno, ovviamente, molto di più e a quel punto sarà molto più chiaro il percorso da seguire. Vi sono dei casi che possono esitare in un risultato soddisfacente in modo molto rapido e breve, potendo così applicare la metodologia della "Trattamento Breve". In questi casi il trattamento si conclude in media in 12/15 sedute. A volte occorre proseguire oltre. In questi casi lo specialista dirà chiaramente, data la diagnosi definita, quale tipologia di trattamento è indicata: a volte sarà indicata la psicoterapia e altre volte il counseling.

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    LE NORME FORMALI DI UN RAPPORTO di TRATTAMENTO

     

    • Le norme formali, nel rapporto di trattamento, sono (indicazioni generalizzate, che possono essere pattuite diversamente caso per caso):

    1- fare, almeno, una seduta alla settimana ( quasi sempre va bene così )

    2- le sedute si devono sempre pianificare anticipatamente, versando contestualmente la relativa parcella. E' consigliabile pianificarne più di una per volta

    3- occorre rispettare esattamente gli orari prefissati di seduta e qualora eccezionalmente si fosse impossibilitati a venire, occorre avvisare, quando è possibile, entro il giorno precedente, in modo da tentare di recuperare quella seduta nella stessa settimana.

    L'utente sale in studio da solo e nessun accompagnatore può sostare nello studio durante l'ora del trattamento.

    4- l'utente è informato che egli, durante il trattamento, si assume, alla pari con lo specialista, la responsabilità della gestione del rapporto, per quanto gli concerne e che ciò serve a rendere impegnativa la relazione: essere, anche praticamente, responsabilizzati ed impegnati nel rapporto di trattamento, contribuisce a contrastare le future ed inevitabili involontarie resistenze a perseverare fino alla conclusione - La problematica delle resistenze si presenta principalmente nei trattamenti clinici, nella psicoterapia e nell'analisi. Molto di meno nei trattamenti brevi non clinici e nel counseling.

    5- la seduta impegna l'utente per circa 60 minuti.

    La seduta

      L'ambiente della seduta

     

    La seduta individuale si svolge in una sala arredata con tendaggi, tappeti, divani e poltrone, confortevole e molto riservata ed ovattata. L'utente può sedersi dove vuole e può muoversi come vuole. Lo specialista siede, di solito, di fronte, o lateralmente, rispetto al paziente. A volte può posizionarsi anche fuori vista, cioè dietro l'utente: in questo caso la persona starà, a sua discrezione, disteso su un apposito divanetto, anzichè seduto. Ciò dipende dalla fase e dal tipo di trattamento e da ciò che è necessario fare in quella data seduta. Dipende anche dalla necessità di fornire all'utente talvolta più confrontazione colloquiale, oppure opportunità di concentrazione introspettiva.

    L'utente, in studio, non incontrerà mai altre persone, oltre lo specialista, gli altri specialisti, (Psicologia medica) se necessario, e la segretaria, durante tutto il rapporto di trattamento.

     

    Alcune volte 

    Psicofarmaci in psicoterapia

     

    Alcune volte, come già detto, può essere necessario il supporto degli psicofarmaci o di altre terapie mediche, durante il trattamento.  

    In questi casi il paziente è visitato da uno dei medici dello staff, il neurologo o l'internista, prima di iniziare la copertura farmacologica. In tutti i casi, comunque, questa sarà preventivamente concordata e stabilita nelle sedute e molte volte sarà subordinata al consenso del paziente.

     

    Molte volte 

    Dalla seduta individuale, al gruppo

    - nei trattamenti psicoterapeutici -

     

    Molte volte il decorso psicoterapeutico si evolve, dopo un certo tempo, con il cambiamento di assetto di seduta: dalla seduta individuale, alla seduta di gruppo. Ciò avviene, quando indicato, in una fase avanzata della terapia, dopo avere analizzato il suo significato nelle sedute individuali e sempre subordinatamente all'accettazione del paziente.

    Il passaggio dalla psicoterapia in seduta individuale alla psicoterapia in seduta di gruppo, rappresenta una evoluzione migliorativa. Infatti raramente una persona può entrare in un gruppo già all'inizio del trattamento, anzi, questo è spesso controindicato. Quando invece il paziente ha conseguito nella terapia individuale un sufficiente controllo cognitivo dei suoi processi mentali, di solito è pronto ad accedere alla fase superiore della psicoterapia, effettuata in un gruppo. Nella psicoterapia in gruppo, infatti, sarà molto più possibile trattare dal vivo le difficoltà della persona, così come si esprimono nelle relazioni sociali. Inoltre egli potrà condividere con altri pazienti in analisi, non tanto situazioni simili, poichè ogni persona ha ovviamente una condizione situazionale diversa dall'altra, ma i processi mentali che conducono alla sintomatologia, che invece sono comuni e molto simili, in quasi tutte le persone che soffrono di disturbi o disagi psichici. Il passaggio in gruppo dunque incrementa la forza e l'efficacia della terapia. Inoltre è anche vantaggiosa sul piano quantitativo, poichè un incontro di gruppo ha una durata molto più elevata di una seduta individuale e nonostante ciò, la parcella è più bassa, consentendo anche un risparmio economico.

    La psicoterapia in gruppo si svolge in un salone arredato con tappeti, molti cuscini, tendaggi e divani. Le persone, incluso il terapeuta staranno scalzi e potranno posizionarsi comodamente e liberamente, affinchè per tutta la durata dell'incontro di gruppo, possano sentirsi liberi nell'espressione e nell'analisi che dovranno fare con l'analista e i compagni di gruppo. 

     

    La durata 

    Tempi medi di durata della psicoterapia

     

    Nella pratica il decorso e la durata di un completo trattamento psicoterapeutico dipende da una moltitudine di fattori, alcuni dei quali del tutto imprevedibili all'inizio. Il che vuol dire che si vanno manifestando e scoprendo durante il trattamento stesso. Alcuni di questi fattori sono propri della patologia e possono presentarsi anche molto resistenti al trattamento.

    Tuttavia nessuno che voglia seriamente usufruire del trattamento psicoterapeutico, dovrebbe illudersi di potere ottenere uno stabile vantaggio definitivo, in poche sedute (meno di 12). Così come nessuno dovrebbe illudersi di potere vedere ben presto dei veri vantaggi di "guarigione", pur essendo vero che già sin dalle primissime sedute, molti si sentono già meglio. Però è altrettanto vero che molti devono aspettare ben oltre le prime dieci/quindici sedute, prima di cominciare a sentire dei reali miglioramenti.

    A quanto sopra detto, tuttavia, corrispondono non poche eccezioni: persone che possono concludere molto bene anche prima della durata media e altre persone che per concludere bene, devono andare oltre la durata media.

    In tutti i casi la conclusione della psicoterapia, si consiglia che avvenga nel seguente modo:

    -- il paziente ad un certo punto del trattamento comincia a rendersi conto di sentirsi nettamente meglio rispetto a prima e che questo miglioramento si presenta stabile: lo dovrà comunicare al terapeuta, insieme alla sua eventuale intenzione di prepararsi alla conclusione del trattamento.

    -- il terapeuta, da parte sua, sarà già consapevole di diversi dati osservati nel paziente, che gli daranno modo di giungere ad una sua valutazione, indipendentemente da quanto gli comunica il paziente: tuttavia è da tenere ben chiaro in mente, che molto difficilmente sarà il terapeuta a comunicare al paziente che è giunto il momento di concludere. Questo accade perchè il terapeuta non può stabilire in proprio i tempi necessari al paziente, nè può decidere nulla sulla volontà, il bisogno o il desiderio del paziente di usufruire della psicoterapia.

    --per cui la fase conclusiva, che richiede un processo di graduale rallentamento e cessazione, inizierà dopo che il paziente avrà comunicato la sua volontà, sempre che anche lo psicoterapeuta sarà concorde sull'opportunità della conclusione: il terapeuta comunicherà, se richiesto, il suo parere sulla volontà di conclusione espressa dal paziente.

    E' molto deleterio non concludere secondo i passaggi appena descritti. Quando il paziente dovesse interrompere bruscamente il trattamento, senza coordinarsi con il parere del terapeuta, o peggio senza tenerne conto, o ancora molto peggio interrompendo bruscamente senza preavviso, egli perderebbe la possibilità della cessazione gestita secondo le procedure cliniche previste per la conclusione e in molti casi il paziente può andare incontro a peggioramenti, o a perdite significative di quanto fino a quel momento conseguito.

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    Dott. Sergio Angileri

    Dottore in Psicologia Applicata - Specializzato in Psicoterapia Analitica Transazionale

    Counselor - Analista Transazionale, a Palermo dal 1985

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